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PowerMat Portatile

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PowerMat, senza fili a caro prezzo

La base di ricarica a induzione magnetica funziona bene ma costa tanto. Poco utile la versione portatile

02 dicembre 2009 - La connettività wireless per la scambio di dati e la navigazione Internet è un dato ormai acquisito. L’audio viaggia nell’etere in streaming senza problemi e anche il video sta facendo passi da gigante per affrancarsi dalla schiavitù dei cavi. A richiedere un collegamento fisico via cavo era rimasta l’alimentazione: per dare corrente a un dispositivo o ricaricarne la batteria è indispensabile un filo. A eliminare anche quest’ultimo elemento ci prova ora PowerMat, una base di ricarica che grazie al meccanismo dell’induzione magnetica può fornire energia senza passare da un cavo. Rimane, però, la necessità del contatto fisico tra base e dispositivo: per la ricarica bisogna che i due oggetti si tocchino.

Questa tecnologia si era vista fino a oggi per lo più sugli spazzolini da denti, ma ora la si può invece applicare a dispositivi BlackBerry, Apple iPhone, Apple iPod Touch e Nintendo DS Lite/DSi. In futuro il numero dei dispositivi supportati potrà aumentare. Da un punto di vista di prodotto, l’idea PowerMat si concretizza in due basi di ricarica, una fissa e una portatile. Alla base di ricarica vanno aggiunti i ricevitori da installare sul dispositivo da ricaricare, acquistabili a parte. Noi abbiamo messo alla prova la versione portatile di PowerMat, affascinati dall’idea di poter portare con noi un unico dispositivo di ricarica per più dispositivi, oltre che di abbandonare il conseguente groviglio di cavi. La base è in grado di alimentare tre dispositivi diversi senza fili e un quarto dispositivo tramite una porta Mini USB (e quindi via cavo) posta sul lato posteriore.

Il fascino dell’idea si scontra subito con due elementi che pesano negativamente: il prezzo elevato e il fatto che la portabilità dell’oggetto è più teorica che reale. Se il primo punto può essere oggettivamente giustificato dall’innovazione che il PowerMat porta con sé, sul secondo la delusione è più forte. Vediamo perché. La base di ricarica è divisa in tre sezioni pieghevoli, che una volta poste in posizione da viaggio si traducono in un parallelepipedo di circa 10 centimetri di larghezza, quasi 12 di profondità e quasi quattro di altezza. Questo “blocco”, per fortuna abbastanza leggero, può essere riposto in una borsetta portatile di poco più grande. L’alimentatore della base, con spina pieghevole e cavo avvolgibile, trova anch’esso posto nella borsetta. Fin qui tutto relativamente bene: l’oggetto che ne risulta è facilmente trasportabile e anche se il suo ingombro totale è superiore a quello di tre (o quattro) alimentatori, l’ordine e la maneggevolezza che ne derivano giustificano senza dubbio la scelta.

I problemi nascono dalla scelta di PowerMat di adottare, per l’alimentatore, una spina americana che non può essere sostituita con altri formati. Noi europei siamo quindi costretti a utilizzare, anche per l’uso in Italia, un adattatore. A questo si aggiunge il problema pratico che l’unica configurazione "realistica" in cui tre dispositivi sono wireless prevede un BlackBerry, un iPod Touch e un DS (se si ha un iPhone, ragionevolmente non ci si porta con sé un iPod o un BlackBerry...). In tutti gli altri casi uno o più dispositivi vanno forzatamente alimentati via cavo.

Se la cosa è possibile attraverso una porta Mini USB risolveremo il problema aggiungendo un solo cavo, ma se il dispositivo ha un connettore proprietario dovremo acquistare a parte il PowerMat PowerCube, ovvero un ricevitore da appoggiare sulla base che include una spina Micro USB e un set di connettori per alcuni telefoni Samsung, LG, Nokia e Sony Ericsson, oltre che per Nintendo DS (nel caso non si voglia acquistare il ricevitore wireless) e per Sony PSP. All’atto pratico, dovremo portare con noi un ulteriore pezzo (il PowerCube) e un connettore adattatore. Insomma, la portabilità dell’oggetto è molto più teorica che reale e alla fine probabilmente decideremo di portare con noi gli alimentatori originali dei nostri dispositivi. Per questo, secondo noi, è molto più ragionevole optare per il PowerMat in configurazione fissa (Home&Office, tra l’altro più elegante anche dal punto di vista estetico). Le considerazioni che faremo da qui in poi sulla funzionalità di PowerMat sono valide per entrambe le basi.

Vediamo ora che cosa accade dal punto di vista dei dispositivi. Noi abbiamo provato il ricevitore per Apple iPhone, testandolo su un modello 3G e su un modello 3Gs. Il ricevitore è studiato come un guscio aggiuntivo al telefono, come se fosse una custodia protettiva. Diviso in due parti, si monta facilmente. Il lato negativo è che aggiunge un po’ troppo ingombro in altezza al già non piccolissimo iPhone, mentre il lato positivo è che quando la custodia è installata, l’iPhone si collega al PC attraverso una porta Micro USB standard e non più tramite il suo connettore proprietario. Tra le perplessità, va però segnalata l’impossibilità di utilizzare tutti gli accessori che utilizzano il connettore Apple, se non rimuovendo il ricevitore. Non abbiamo avuto modo di vedere dal vivo la versione per BlackBerry, ma essendo un oggetto che si sostituisce allo sportellino copribatteria originale la soluzione dovrebbe essere più pratica.

Per caricare l’iPhone è sufficiente appoggiarlo sulla base. Un meccanismo basato su due magneti allinea automaticamente il telefono al PowerMat e un segnale sonoro avvisa del corretto allineamento e dell’inizio della carica. I tempi necessari per ricaricare la batteria sono analoghi a quelli che servono usando l’alimentatore originale o la connessione al PC, mentre il vantaggio è che ricevendo una chiamata si può rispondere senza avere l’impiccio del cavo di alimentazione. Chi preferisce evitare l’uso del guscio aggiuntivo può acquistare una piccola base con connettore Apple (adatta sia all’iPhone sia agli iPod di ogni generazione) da appoggiare sul PowerMat. In questo caso il dispositivo va fisicamente inserito nel suo connettore per procedere con la ricarica. Sul sito di PowerMat si possono vedere le foto delle diverse soluzioni, in modo da farsi anche un’idea dell’impatto estetico di questa soluzione. Una cosa è infatti chiara: difficilmente si sceglie il PowerMat per motivi di praticità. Più probabilmente lo si farà per motivi di estetica e di immagine, oltre che per la soddisfazione di mettere alla prova una tecnologia indubbiamente innovativa.

Il capitolo prezzi è abbastanza “doloroso”. La base portatile costa 83 euro IVA esclusa, la cover Apple e il PowerCube costano altri 33 euro IVA esclusa ciascuno, il copribatteria per BlackBerry, la base con connettore Apple e i ricevitori per DS 29 euro IVA esclusa. In pratica, per alimentare tre dispositivi wireless o due wireless e uno via cavo (che non sia in formato Mini USB) bisogna mettere in preventivo 170/175 euro. Chi sceglie la base fissa invece che portatile risparmia una decina di euro, ma l’impegno economico rimane consistente. E anche limitandosi a un solo dispositivo alimentato senza cavi si parte comunque da 112 euro + IVA. Insomma, per una tecnologia così innovativa il prezzo da pagare è salato.

Rimane però da fare una riflessione. Se il PowerMat è un prodotto che preso così come è oggi va bene solo per solleticare il proprio ego (o poco più), bisogna tenere conto delle potenzialità della tecnologia, che secondo il produttore va vista, in prospettiva, in modo più integrato, ovvero inserita in modo “nativo” sia in oggetti di arredamento (magari su una mensola, su un tavolo o su una scrivania) sia nei dispositivi portatili (integrandola nella batteria). In scenari di questo tipo la praticità sarebbe assicurata, purché non si assista, nel caso arrivassero dei concorrenti, a delle “guerre” sui formati e sulla compatibilità. Il PowerMat attuale è in fondo una dimostrazione tecnologica, realizzata con grande dispendio di energie e finalizzata a far comprende a utenti e aziende potenzialmente interessate che siamo di fronte a un prodotto già oggi realmente utilizzabile. Aspettiamo quindi di vedere se qualche produttore farà una scelta coraggiosa e innovativa: per esempio, che ne pensate del prossimo iPhone con in dotazione una piccola base a induzione magnetica al posto dell’alimentatore?