Giulio Barki, Juniper Networks
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Juniper semplifica il data center
Per riuscirci, propone Junos come unico sistema operativo per tutti i prodotti e la riduzione dei layer
16 dicembre 2009 - Alla fine di ottobre Juniper Networks ha annunciato un cambiamento strategico fondamentale, presentando il nuovo sistema operativo Junos, i nuovi chip ASIC e la strategia che li accompagna. Ne abbiamo parlato con Giulio Barki, Country Manager Corporate and Government division, Italy, Greece, Ciprus and Malta della società.
Dal punto di vista software, Junos è il minimo comune denominatore di tutta la piattaforma prodotti, è il sistema operativo che gira su tutte le nostre soluzioni di routing, di switching e di sicurezza. La sua unicità sta nel fatto che il file binario che si installa su ogni nostro singolo device è esattamente lo stesso, a prescindere dalle prestazioni e dal modello della macchina su cui viene installato. Juniper ha anche rilasciato una nuova versione del tool di sviluppo con il quale è possibile scrivere delle applicazioni che poi gireranno su Junos come ambiente operativo. Abbiamo già presentato delle applicazioni, come per esempio un programma che esegue il monitoraggio di contenuti video che transitano in rete. Juniper ha anche deciso che l’ambiente operativo può essere utilizzato da altri vendor per la propria piattaforma. Abbiamo già realizzato degli accordi con alcune società, come Q1 Labs, con la quale abbiamo già una partnership consolidata per la creazione congiunta di una soluzione di correlazione di eventi di doc management.
Juniper ha anche presentato dei nuovi ASIC, molto più performanti rispetto alla precedente generazione. Quando li vedremo?
La prima macchina arriverà nel primo trimestre dell’anno prossimo.
Avete definito la vostra strategia “3D”. Che cosa significa?
Significa scalabilità su tre dimensioni: una data dalla capacità di throughput della macchina, una seconda dimensione data dal numero di utenti e la terza dal numero di servizi che passano dalla nostra infrastruttura.
Come vedete l’evoluzione del data center?
Abbiamo enfatizzato la nostra strategia per il progetto del data center e la sicurezza del cloud computing spiegando meglio qual è il percorso per arrivare alla piattaforma Stratos, alla famosa data center fabric, che è una piattaforma che, a tendere, consentirà di avere un unico layer nel data center. In generale penso che vedremo un data center sempre più semplificato. Già oggi siamo in grado di ridurre sia il numero di dispositivi che si trova nel data center sia il numero di layer fisici del data center stesso, ottimizzando le funzionalità di virtualizzazione dei nostri apparati. La visione più a lungo termine è quella di un’aggregazione virtuale di tutti i device del data center che porteranno a un unico layer in grado di aggregare decine di migliaia di interfacce a 10 giga: il sogno di tutti gestori.
In pratica, oggi come riuscite a semplificare il data center?
Lo semplifichiamo per gradi. Il primo è quello di unificare i servizi di sicurezza in un unico sistema che può gestire diversi servizi, dal firewall alla prevenzione delle intrusioni fino ai servizi NAT. Lo facciamo con il solito principio della macchina ad alta scalabilità e ad alte prestazioni. Oggi credo che siamo gli unici ad avere la potenzialità di gestire un throughput di firewalling di 120 Gbit di traffico. Potrebbe sembrare una cosa anomala che non serve a nessuno, ma la realtà dei fatti è che in Italia esistono non solo clienti che hanno già acquistato questa macchina, ma anche un sacco di nuovi progetti. Il secondo passaggio è quello di ridurre i layer. Questo si può realizzare attraverso la riduzione del numero di connessioni tra un layer e l’altro, eliminando praticamente il layer di aggregazione e demandandolo in parte al layer del centro e in parte al layer di accesso. La funzione di virtualizzazione delle nostre macchine permette di utilizzare non solo interfacce dedicate, ma anche interfacce standard che possono a loro volta essere aggregate.
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