Fabio Maglioni, ModoModo
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Tanti servizi sono a ModoModo
Un’icona sul nostro cellulare consente di trovare vicino a noi ciò che cerchiamo. Ecco come funziona
18 novembre 2009 - Si chiama ModoModo, da pochi mesi si è affacciata sul mercato dei servizi in mobilità e lo ha fatto con un modello di business interessante, basato su un’offerta LBS (Location Based Services). Ne abbiamo parlato con Fabio Maglioni, uno dei fondatori della società, oggi CEO.
Abbiamo iniziato a operare con una business idea basata su un comportamento che prevediamo le persone assumeranno negli anni a venire e ci inseriamo quindi in un mercato che non è maturo. Operandoci come start-up noi andiamo a crearlo. Di che cosa stiamo parlando? Sostanzialmente dell’aumento della mobilità delle persone, ma non solo. La nostra esperienza quotidiana magari è rimasta quella di prima, ma è cambiata la rapidità con cui è necessario dare risposta ai nostri bisogni non pianificati. Una volta, per raggiungere in auto un posto sconosciuto usavamo una cartina. Se a metà strada capitava qualcosa che non avevamo pianificato si ripigliava la cartina. Il navigatore satellitare ha cambiato questo tipo di approccio: l’informazione che ti dà è la stessa, ma è cambiata la rapidità con cui la si ottiene. La nostra idea è quella di offrire un nuovo mezzo di accesso in tempo reale a diversi contenuti. Ed è ovvio che il telefono cellulare è l'elemento chiave: rispetto al PC o ad altre fonti è quello che è con noi dalla mattina alla sera, è l'elemento più pervasivo.
Come state cercando di raggiungere questo obiettivo?
Guardiamo il contesto. Da una parte abbiamo il fornitore di contenuti, che sta cominciando a sentire in maniera sempre più forte la necessità di portare il suo prodotto vicino al cliente indipendentemente da dove questo si trovi. Dall'altro lato ci siamo tutti noi, che siamo ormai pronti per ricevere questo tipo di informazioni perché abbiamo la disponibilità dello strumento (ormai il cellulare è quasi sempre “smart”). Inoltre, è cambiato l’approccio degli operatori telefonici, che prima facevano molto da barriera e che oggi si stanno spostando più sulla gestione del traffico dati che non sulla fornitura di contenuti. Adesso una grande fascia della popolazione, che va dai 25 ai 60 anni, non usufruisce di quei servizi, ma comincia a capire che il telefono è l'elemento ideale per ottenere contenuti.
Che cosa fa, quindi, ModoModo?
ModoModo ha realizzato una piattaforma, ovvero un unico prodotto, che si propone al content provider per arrivare all'utente. Non ci proponiamo come puro motore, ma a medio termine vogliamo diventare l’applicativo di riferimento sia per il fornitore sia per l’utente che cerca contenuti in prossimità. Nel mercato degli applicativi mobile ci posizioniamo nel segmento degli LBS (Location Based Services). Nell’ambito della telefonia, questa è la funzionalità più vera, più pura. Di fatto, ci poniamo tra il content provider e l'utente facendo da acceleratore, mantenendo però una nostra identità nei confronti dell’utente finale. Nel tempo questa offerta si arricchirà sempre più di contenuti e il nostro diventerà un utente affezionato, perché sotto quell'icona troverà dei servizi che gli arriveranno da qualche azienda di cui lui è cliente.
Faccio l’esempio pratico di MyMovies, un nostro cliente che distribuisce contenuti che riguardano il mondo del cinema. Sul nostro client gli utenti possono trovare la sala più vicina, la programmazione, il trailer del film, il cinema 3D e così via. L'utente che ha scaricato per la prima volta il client ModoModo grazie a MyMovie diventa immediatamente anche un nostro cliente, perché il client - che non è un browser - è un mezzo per trovare altri fornitori di contenuti. Per trovare nuovi servizi è sufficiente scegliere il bottone “Aggiungi servizi”. Possono anche esserci servizi riservati esclusivamente al cliente di un determinato content provider. Per esempio, un cliente di una società che gestisce carte di credito potrebbe scoprire quali negozi vicino a lui offrono la massima convenienza quando si usa la carta, e quello sarebbe un servizio accessibile solo da parte del cliente della carta di credito. Usando ModoModo ci si ritrova all’interno di un network. L’elemento unificante fra tutti i servizi è l’elevata qualità dei contenuti. Un normale motore di ricerca, per esempio, non soddisfa questa esigenza: se cerco una farmacia il motore mi dice dove si trova,ma non se è aperta, mentre se cerco un ristorante posso sapere dov’è, ma non che cosa offre. Tipicamente noi cerchiamo attori globali in grado di fornire informazioni locali importanti per il loro business.
La qualità però non dipende solo da voi, ma anche (o soprattutto) dai content provider vostri clienti…
Questo in linea generale può accadere, ma rispetto all’utente noi siamo semplicemente un client che gli permette di accedere a servizi riconoscibili per il loro marchio. ModoModo non attribuisce attestati qualitativi, ma si propone come un network di content provider che vogliono arrivare all'utente. E solo l'utente ne determina la validità. Noi stiamo comunque attenti a definire degli accordi con fonti che abbiano un senso per l'utente finale.
Con quali terminali siete compatibili?
La nostra piattaforma è multi-sistema operativo ed è compatibile con iPhone, con Java (quindi Symbian), con BlackBerry e con Windows Mobile. L'unico sistema operativo sul quale stiamo ancora lavorando è Android, che dovrebbe essere coperto all'inizio del 2010. Supportiamo quindi una quota compresa tra l'80 e il 90% dei cellulari di nuova generazione e abbiamo inserito il nostro client nella filiera distributiva degli store. Questa modalità di distribuzione del software ha portato aria nuova in questo mercato, perché ha permesso di saltare le Telecom. Queste ultime avevano una sete di “revenue sarin” troppo limitante. Il modello è stato stravolto dall'entrata in scena di Apple, che con il suo business model ha aperto un nuovo scenario semplificando la filiera.

Quali sono i vantaggi per i content provider?
Siamo sicuramente competitivi nel prezzo, perché gli limitiamo i costi di sviluppo. Al mondo, di società che hanno impostato le cose come noi ce ne sono al massimo due o tre, perché ci sono rilevanti barriere all'entrata che sono, in termini di costo, proprio quelle legate allo sviluppo. Altre aziende preferiscono quindi proporsi solo come sviluppatori. Noi invece offriamo una piattaforma che gli permette di spalmare l'investimento su più content provider, siamo rapidi nell'esecuzione (una media di due settimane dal momento in cui si decide di partire) e siamo capillari nella distribuzione: al nostro content provider non chiediamo di preoccuparsi di come arrivare all'utente, am ci pensiamo noi attraverso la pubblicazione negli store e sul suo sito Web. Inoltre, per l'utente e per il content provider diventiamo sinergici nell'utilizzo, perché è probabile che l’utente a un certo punto sottoscriva nuovi servizi.
Lo scopo della vostra piattaforma è sempre quello di localizzare qualcosa?
Non necessariamente, ma preminentemente si. La piattaforma si propone ed è stata costruita attorno al concetto della localizzazione.
Oltre a fornire servizi di altri, state pensando di mettere a punto un'offerta vostra?
Abbiamo già creato dei nostri servizi, inclusi gratuitamente nella piattaforma. Uno è già stato rilasciato, mentre un altro lo stiamo completando. Il primo si chiama MyPeople ed è un “people finder”. In passato c'erano diverse società nate con il cosiddetto “Buddy Finder”, poi è entrata Google con Latitude, che fa la stessa cosa, e ha ammazzato il modello di business. Nel nostro caso è solo un servizio in più, e dalle nostre statistiche risulta tra i più usati. L'altro servizio è MyPlaces, che permetterà di geo-taggare posti, fare foto e lasciarle a futura memoria. La nostra è una piattaforma che nel tempo si arricchirà di nuove funzionalità e tutti i content provider ne beneficeranno.
Quali sono le vostre ambizioni?
Il fattore di crescita non prevede un picco immediato. Oggi ci sosteniamo in gran parte con i content provider, che hanno già il loro pubblico. Noi facciamo da fattore comune e cerchiamo di moltiplicare gli utenti diventando un riferimento importante. Vogliamo essere un riferimento a livello europeo per circa un centinaio di clienti entro un anno o due. Tra tre anni/tre anni e mezzo, invece, si creerà l'elemento “pull” da parte dell'utente. A quel punto, spostando gran parte dello sviluppo business dal content provider all'utente, potremo pubblicizzare l'esistenza di ModoModo alla gran massa di utenti, indipendentemente dal fatto che loro ne siano venuti a conoscenza da un content provider. A quel punto ci aspettiamo che sarà quest’ultimo a voler fare parte del network.
L'icona ModoModo non è per l'utente un contenitore, ma l'unico client per gestire un gran numero di servizi. L'elemento importante che siamo multi-piattaforma: passando, per esempio, da Nokia a BlackBerry, non cambia l'esperienza utente. L’interfaccia, che è sostanzialmente la stessa indipendentemente dalla piattaforma, rappresenta il modo, l’usabilità, la familiarità. L'altro elemento, importante per il content provider, è che per arrivare sul device con la propria icona bisogna fare un investimento di un certo tipo, mentre arrivarci all'interno della nostra icona è tutt'altra storia. Ci sono società grandi in cui, tolto l’iPhone a cui magari possono anche arrivare direttamente, non si va oltre perché gli costerebbe troppo. Rinunciando a una parte di “vestito su misura” possono entrare in un business verificandone la potenzialità senza necessariamente fare grandi investimenti. Noi puntiamo sul fatto che chi genera i contenuti vuole arrivare sul mercato mobile, ma non necessariamente vuole farlo da solo.
A parte la fase di acquisizione della piattaforma, quanto è complicato tenere aggiornato il feed?
Non è assolutamente complicato, perché nel 90% dei casi i nostri content provider hanno già dei web services che vengono già utilizzati per pubblicare sui solo siti i contenuti dei loro database. Ci basta quindi creare, visto che il nostro back end è aperto, una connessione che legge direttamente i loro database. Scompare quindi anche la manutenzione. Se rileviamo un problema è perché questo sta nella fonte e non nell’integrazione.
Come è nata ModoModo?
Il nostro nucleo è composto da persone che lavorano insieme da una ventina d’anni. In precedenza abbiamo lavorato in Hyperion Solutions e in OutlookSoft Corporation, due società specializzate in applicativi analitici per PC particolarmente sofisticati. La prima è stata acquisita da Oracle e la seconda da SAP. Siamo rimasti in SAP per un anno e da qui, per nostra scelta, siamo usciti nell’ottobre 2008, lavorando poi i classici quattro mesi “in cantina” testando e raffinando il prodotto e il modello di approccio al mercato. A gennaio di quest’anno siamo andati sul mercato e a oggi contiamo 14 clienti e altrettanti servizi. Altri due stanno per arrivare e abbiamo una “pipeline” abbastanza ricca e diversi contatti all’estero.

